È passato anche al Senato il decreto legge sulle fondazioni, con 150 sì, 122 no e 3 astenuti. Alla Camera il testo era stato approvato dopo una seduta fiume di più di 37 ore, a causa dell'ostruzionismo dell'Italia dei Valori, con 257 favorevoli e 209 contrari.
Montecitorio aveva introdotto alcuni emendamenti al testo originale. È stata approvata l'autonomia delle singole fondazioni. L'unica condizione è l'approvazione dei loro statuti da parte del Ministero dei Beni e delle attività culturali e da quello dell'Economia. Restano il blocco del turnover, uno dei punti più discussi del decreto. Il taglio ai compensi degli integrativi dipendenti di fondazioni, con bilancio in perdita, passa dal 50% al 25%. Una deroga speciale sulle nuove assunzioni è stata introdotta per il Teatro Petruzzelli di Bari, che ha ripreso da poco l'attività dopo la ricostruzione. Una delle modifiche riguarda l'età pensionabile per i danzatori dei corpi di ballo: rimane, come previsto, il limite ufficiale dei 45 anni, ma per il biennio successivo all'entrata in vigore della legge si potrà fare richiesta per un prolungamento di due anni. Sono stati eliminati i tetti per i cachet degli artisti, che torneranno a essere approvati dai singoli teatri.
La Presidenza del Consiglio e i Ministeri dei Beni Culturali e del Lavoro si impegnano a vigilare sull'Istituto mutualistico degli artisti interpreti ed esecutori (Imaie), attualmente in liquidazione a causa di una gestione fallimentare.
I teatri restano sul piede di guerra, in prima linea la Scala, che nei giorni scorsi aveva annunciato la cancellazione della prima rappresentazione del balletto Romeo e Giulietta in cartellone per il 25 giugno. Nel frattempo il Teatro Verdi di Trieste ha "prepensionato" il suo corpo di ballo, effetto del decreto sul ridimensionamento delle carriere.





