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La deriva del Web 2.0

Il nostro Segretario Generale mi ha inoltrato un interessante articolo di Gianni Riotta, uscito domenica sul Sole... Vi invito a leggere qualche passaggio.

Lanier, guru di internet e dei new media, celebre firma di Wired, mette in guardia dalla deriva del Web 2.0, lamentando l'appiattimento dei contenuti online che motori di ricerca come Google e l'enciclopedia scritta dagli utenti Wikipedia importano sulla rete. Una poltiglia di informazione amorfa che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica.

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Mettere ogni giorno insieme, senza alcuna selezione, gli argomenti dei filosofi e le arrabbiature del tizio davanti al cappuccino tiepido, l'analisi economica di un Nobel e lo sfogo del qualunquista di turno, può essere celebrato dagli ingenui alla moda come «open source» e «democrazia di rete». Il pericolo è invece riassunto bene nelle parole del guru Lanier: «I blog anonimi, con i loro inutili commenti, gli scherzi frivoli di tanti video» ci hanno tutti ridotti a formichine liete di avere la faccina su Facebook, la battuta su Twitter e la pasquinata firmata «Zorro» sul sito. In realtà questa poltiglia di informazione amorfa rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica.

 

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Che cosa è diventata dunque la discussione su internet nel 2010? Il pioniere Lanier, come tanti rivoluzionari del '900, non potrebbe essere più amaro e realista. «Ovviamente un coro collettivo non può servire a scrivere la storia, né possiamo affidare l'opinione pubblica a capannelli di assatanati sui blog. La massa ha il potere di distorcere la storia, danneggiando le minoranze, e gli insulti dei teppisti online ossificano il dibattito e disperdono la ragione».

Discussione cominciata da Antonia , il 13 Gennaio 10:34 am
Risposte
Antonia, 2010-01-15 10:10:36
Antonia
Stamattina ho letto anche una recensione all'ultimo libro di Jaron Lanier, “You Are not a Gadget“. Ma cosa significa “essere un gadget“? È la condizione di chi collabora gratuitamente a qualunque cosa, in un paesaggio dominato da un sostanziale appiattimento. Benché la retorica del “collettivismo digitale” annunci un’epoca di nuova creatività delle folle, secondo Lanier ci si allontana dalle reali condizioni richieste all’innovazione e alla creatività.