Economia della Cultura n. 2/2025 “Cultura di prossimità. Il contesto e la specificità del cambiamento”
Uscirà nel mese di dicembre il n. 2/2025 della rivista Economia della Cultura che affronta il tema “Cultura di prossimità. Il contesto e la specificità del cambiamento”.
Il numero curato da Maria Grazia Bellisario e Madel Crasta si pubblica in una fase storica in cui il cambiamento trasforma le coordinate del nostro mondo, non solo in Italia, agendo proprio sui modi e i luoghi della trasmissione del sapere e dell’informazione. La pervasività della dimensione digitale, anche con riferimento all’Intelligenza Artificiale generativa, sta modificando nel profondo le modalità di apprendimento e i processi di costruzione delle competenze. Di fronte ad un capovolgimento così esteso e veloce, è plausibile che le consolidate modalità della mediazione culturale (saperi, linguaggi, professioni e istituzioni) si dimostrino spesso inefficaci nel perseguimento dei fini che la società storicamente attribuisce loro: la “memoria del sapere”.
Si tratta dunque di uscire da un approccio generico al cambiamento per provare a cogliere, con il contributo di studiosi come storici, urbanisti e archeologi, di responsabili di istituzioni (le biblioteche e i teatri, in particolare) come di artisti, creativi e animatori culturali, la dimensione teorica ed esperienziale della cultura di prossimità, che si propone di ridurre la distanza di larghe componenti della collettività locale dal patrimonio culturale e creativo (nelle sue espressioni materiali e immateriali) coinvolgendole nella dimensione creativa e progettuale. Gli esiti delle più recenti indagini condotte da autorevoli istituti e centri di ricerca confermano infatti, con tutta evidenza, che denatalità, costante invecchiamento della popolazione e gravi diseguaglianze s’intrecciano con la crescente povertà educativa fra le tante periferie urbane e esistenziali. Allargando lo sguardo ci si rende ben conto che tutto questo esteso complesso di privazioni culturali acquisisce progressivamente un carattere globale, determinando i caratteri dello sviluppo (o del declino?) di un intero Paese.
Fra i contributi proposti un’attenzione particolare è portata su esperienze e interventi realizzati a Roma e a Napoli, in Sicilia e a Torino, nonché ai festival culturali che negli ultimi anni hanno caratterizzato le più diverse stagioni dell’anno in particolare nei piccoli comuni italiani.

